Giornata mondiale della Terra – Earth Day. Noi ci siamo!

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Giornata mondiale della Terra – Earth Day. Noi ci siamo!

Oggi, 22 aprile 2021, si celebra la 51esima Giornata mondiale della Terra – Earth Day. Nata negli Stati Uniti nel 1970 per sensibilizzare il mondo sull’importanza della conservazione delle risorse naturali della Terra, questa Giornata è riuscita nel tempo a mobilitare oltre un miliardo di persone nei 193 Paesi dell’ONU coinvolti. Insomma, un’occasione speciale che mi/ci invita a riflettere su che tipo di rapporto abbiamo stabilito in questi anni con il pianeta Terra. Così, nonostante qualche gocciolina di pioggia, questa mattina mi sono armata di ombrello e scarpe comode e sono andata a Cammarata, per trascorrere qualche ora in campagna e provare a entrare in sintonia con la Terra. Durante il tragitto mi sono chiesta se serva davvero celebrare una Giornata della Terra con conseguente dispiegamento di articoli, attivismo e greenwashing? La risposta è stata: sì, serve!

Serve, perché il mondo in cui viviamo viene strozzato ogni giorno da tonnellate di plastica, da rifiuti che finiscono in mare. In quel bel mare dove trascorriamo sereni le vacanze, in quel mare davanti al quale ci emozioniamo guardando rapiti un tramonto o un’aurora. Ecco, proprio in quel mare, che tanto ci fa sognare, finiscono ogni giorno più di 700 tonnellate di plastica. Una cifra altissima! Serve, perché il tema ambientale non viene sentito dagli abitanti del pianeta allo stesso modo. Molti fanno finta di non sapere, altri sanno ma tacciono.

Viviamo nell’era global, eppure la biosfera è naturalmente disuguale, vale a dire che non tutti i luoghi sulla Terra possono accedere a risorse energetiche, riserve di acqua dolce o condizioni biofisiche appropriate per la produzione agricola su larga scala. Queste disparità di dotazioni iniziali delle risorse naturali hanno portato a una disparità di sviluppo sociale e di espansione economica in diverse parti del globo. Oggi è fondamentale capire come le grandi trasformazioni ambientali dovute al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità s’intersecano con le diseguaglianze sociali.

“Il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”. Questa locuzione si riferisce alla famosa teoria del fisico e matematico statunitense Edward Norton Lorenz, più precisamente al titolo di una sua conferenza tenuta nel 1972: Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas? Ebbene, partendo da questo titolo, che sa volutamente di paradosso, vorrei porre l’attenzione sulla responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti di un ecosistema gravemente compromesso.

Oltre alla reiterazione di cattive prassi, anche i piccoli gesti ripetuti nel tempo e privi della dovuta attenzione portano a conseguenze disastrose. Mi vengono in mente quei comportamenti perniciosi come i furti di sabbia, i sacchetti di plastica lasciati al vento, i rifiuti abbandonati in spiaggia, la deturpazione di monumenti naturali e l’emissione dei gas serra. Tutti noi abbiamo sentito parlare del buco dell’ozono, tutti, bene o male, sappiamo che la plastica è un materiale che inquina, ma quanti hanno preso sul serio questo problema? Quanti di noi si sono informati e documentati e hanno agito di conseguenza cambiando le proprie abitudini? Se davvero vogliamo salvaguardare il pianeta dobbiamo prendere consapevolezza che anche i piccoli gesti quotidiani possono cambiare le cose o che, perlomeno, possono tentare di arginare il problema.

Se San Paolo di Civitate cominciasse, per esempio, a limitare l’uso delle bottiglie di plastica, a non buttare le cicche delle sigarette per terra, forse potrebbe contribuire a generare grandi cambiamenti dall’altra parte del pianeta e creare un futuro più verde per tutti, perché, come diceva già Alessandro Magno: “Dalla condotta di alcuni dipende il destino di tutti”. E allora mi piace immaginare che proprio da San Paolo di Civitate possa prendere forma e forza una bella iniziativa di green life e che questa si propaghi ai territori vicini e via via a quelli più distanti.

La Giornata della Terra, dunque, non va vissuta solo come la tradizionale occasione in stile celebrativo, ma come un salto carpiato nel futuro. Vale a dire, come un’opportunità di crescita collettiva per maturare quella necessaria consapevolezza per cui, superato un certo limite, lo stesso futuro potrebbe essere seriamente messo in discussione. Per questo, care lettrici e cari lettori, dobbiamo fare nostro il tema di questa edizione: Restore Our Earth – “Ripariamo la nostra Terra“, dobbiamo rimediare ai danni provocati finora, perché salvare la Terra non è più solo un’opzione, è una necessità.

Concludo, prendendo in prestito le parole di un proverbio indiano: «Solo quando l’ultimo albero sarà abbattuto e l’ultimo fiume avvelenato e l’ultimo pesce pescato ci renderemo conto che non possiamo mangiare il denaro».

Brindo a questa Giornata con un buon caffè ecosostenibile!

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