Salvatore TROTTA – IL DESTINO

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IL DESTINO

 

Ci credete al destino? A questa domanda uno risponde senz’altro con un si o un no; ebbene io ci credo. Eccome ci credo!!

Come fai altrimenti a spiegare un felice incontro tra due persone provenienti da due regioni diverse che, attraverso varie vicissitudini, si incontrano in una terza regione e qui coronano il loro sogno d’amore che ormai sfiora i cinquant’anni di matrimonio?

Due culture diverse, due diverse radici, eppure è avvenuto, è capitato proprio a me.

Sono  partito dal mio beneamato paesello quando ero appena diciannovenne per arruolarmi nell’Aeronautica Militare a Caserta. Terminato il corso avevo la facoltà di scegliere una destinazione a mio piacimento. Ma con gran stupore dei miei istruttori scelsi la località più distante da San Paolo di Civitate e precisamente il Friuli Venezia Giulia.

Dopo neanche un anno chiesi di essere trasferito in una qualsiasi località dove poter ultimare i miei studi che tanto amavo. Senza alcuna raccomandazione mi trasferirono a Padova. Qui  feci quasi tutti i turni notturni di servizio per poter frequentare di giorno un istituto privato che mi avrebbe dato la possibilità di presentarmi, come privatista, agli esami di stato.

Poiché zoppicavo alquanto in matematica trascurai questa materia prediligendo tutte le altre.

Va bene, direte voi, ma cosa c’entra il destino in tutto questo? C’entra, c’entra!!!

Quand’ero in Friuli poiché sono stato un tipo molto avventuroso, scorrazzavo col mio motorino per tutta la regione montagne comprese; perciò quando venni trasferito a Padova su domanda, tutti si meravigliarono per la mia scelta in quanto Padova militarmente parlando godeva la pessima fama di luogo di punizione.

Spedii il bagaglio via treno, inforcai il motorino e da Udine raggiunsi Padova. Mi presentai nel luogo di destinazione e qui appena varcato il cancello della “Trasmittente”, vidi affacciata alla finestra una ragazza. Fu un amore a prima vista anche se non bilaterale e pensai subito che sarebbe stata la compagna della mia vita, però non palesai mai il mio amore.

Quella ragazza, proveniente da Mantova era all’ultimo anno delle magistrali statali e fu promossa a giugno. In quella stessa sessione sostenni anch’io gli esami di maturità e venni rimandato a settembre proprio in matematica la materia che fu “galeotta” in quanto chiesi alla ragazza di aiutarmi nella preparazione durante l’estate considerando il fatto che lei aveva il pallino della matematica. Lei accettò e mi fece sudare sette camicie facendomi svolgere una marea di esercizi di algebra e problemi di geometria. Anche durante quel periodo non palesai mai il mio amore per lei, del resto lei non mi aveva “neanche per il tacco delle scarpe”. D’altronde pensavo:”come faccio a chiedere la sua mano ai genitori (allora così si usava) senza neanche uno straccio di diploma?”

Questo periodo estivo non fu vano perché lei imparò a conoscere e apprezzare il mio animo e un po’ alla volta s’innamorò di me. Fui promosso all’esame di riparazione e insieme a un mio collega diplomatosi anche lui festeggiammo e ci ubriacammo per bene; il giorno dopo dovetti andare a Milano col capufficio  e per farmi passare la sbornia feci a piedi tutti gli scalini del duomo fino alla Madonnina, ma la sbornia non svaporò.

Alla sera tornato a Padova chiesi ai genitori la mano della mia futura moglie almeno così mi riferirono in quanto io non ricordavo niente preda ancora dei fumi della sbornia.

Dopo quattro anni in settembre ci sposammo  e da allora sono trascorsi ormai cinquant’anni.

Cosa ne dite ora del destino?

Salvatore Trotta

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